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	<description>Galleria ed Editrice d&#039;Arte</description>
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		<title>Mitja “Verbo” Bombardieri</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mitja “Verbo” Bombardieri classe’77, è un artista poliedrico che spazia dalla pittura alle avanguardie elettroniche. Nutrendo particolare attitudine per tutte le arti visive, cresce velocemente nella scuola del graffiti-writing europeo dove le sue opere fanno la differenza tanto da venir invitato a far parte della storica crew PDB, non che ad essere richiesto per importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Mitja “Verbo” Bombardieri classe’77, è un artista poliedrico che spazia dalla pittura alle avanguardie elettroniche. Nutrendo particolare attitudine per tutte le arti visive, cresce velocemente nella scuola del graffiti-writing europeo dove le sue opere fanno la differenza tanto da venir invitato a far parte della storica crew PDB, non che ad essere richiesto per importanti manifestazioni internazionali, per collaborazioni con grandi marchi, o per la realizzazione di opere pubbliche per molti comuni europei.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">La “celebrazione dello stile”, messaggio principale delle sue produzioni pittoriche, è automaticamente sia veicolo emozionale del proprio vissuto contemporaneo, che estetica del ludico e del sogno nati da quella prima generazione cresciuta con il bombardamento televisivo di cartoni animati e videogiochi, e si va ad inserisce in quella zona posta tra comunicazione massmediatica eterea e concretezza dell’asfalto metropolitano, sintetizzandosi in un segno plastico e deciso.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Oltre all’uso delle tecniche pittoriche tipiche della graffiti-culture, Verbo introduce nuove regole visive grazie all’utilizzo di computer, proiettori e di un software (il flxer, di cui è co-sviluppatore) spostando le strumentazioni elettroniche dall’interno dei locali, in cui, praticamente una seconda vita, è solito esibirsi come visual artist (non ultima la sua performance al Sonar di Barcellona nel 2006), portandole sulla strada dove le sue “videoincursioni” trovano un pubblico a lui più congeniale: “back to the street”, dove si parla a tutti indistintamente accendendo dei segnali luminosi nel buio della notte, e dove una location si trasforma, diventando parte essenziale della performance visuale.</div>
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		<title>Massimiliano Cereda &#8211; BLANKO</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:55:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BLANKO, classe 1978, è da un decennio un graffiti writer di successo sulla scena italiana e internazionale. Vive e lavora a Milano alternando attività stradale, produzioni pittoriche e consulenze grafiche. Creativo poliedrico, BLANKO contamina il design, la pittura e la grafica con elementi caratteristici tipici del graffitismo urbano.
Per le strade del pianeta i graffiti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>BLANKO, classe 1978, è da un decennio un graffiti writer di successo sulla scena italiana e internazionale. Vive e lavora a Milano alternando attività stradale, produzioni pittoriche e consulenze grafiche. Creativo poliedrico, BLANKO contamina il design, la pittura e la grafica con elementi caratteristici tipici del graffitismo urbano.<br />
Per le strade del pianeta i graffiti di BLANKO si distinguono dagli altri per la forza delle forme, gli squisiti accostamenti cromatici e per lo spiccato gusto newyorkese vecchia scuola delle sue lettere.<br />
L&#8217;apprezzamento delle produzioni dell&#8217;Artista si manifesta nel corso degli anni in svariate collaborazioni di prestigio, in particolare con il settore moda e luxury. L&#8217;artista viene scelto, ad esempio, dal designer Matteo Thun per customizzare l&#8217;hotel d&#8217;arte Nhow di Milano. Molti lettori riconosceranno lo stile di BLANKO su tanti oggetti che quotidianamente entrano nella vita di tutti i giorni, dai quaderni della Pigna a zaini, astucci, scarpe da ginnastica, copiose infatti le sue collaborazioni con noti marchi legati agli ambienti sportivi e giovanili.<br />
La pittura di BLANKO è fresca, colorata, graffiante e decisa. Il fine lavoro di collage con carte si alterna al graffiti tagging, scritte in calligrafia stradale. L&#8217;alternanza crea molteplici livelli di profondità dai quali scaturiscono effetti di trasparenze di linee e sovrapposizioni cromatiche. Le carte sono importanti e BLANKO le sceglie attentamente, dai delicati veli in carta riso, alle Fedrigoni dai colori brillanti, agli strappi di quelle riviste di moda e tendenza che costituiscono il playground creativo dell&#8217;Artista. Gli elementi graffiti giocano sopra, sotto, dentro gli spazi individuati dalle carte attraverso gli elementi del tagging e del dripping. La tag è la base della cultura graffiti e BLANKO ne è un suo fedele praticante. Il dripping invece è la tecnica della colatura attraverso l&#8217;utilizzo di particolari inchiostri. L&#8217;attento studio estetico dei colori, forme, inchiostri crea nelle opere di BLANKO un equilibrio di forze elegante e piacevolissimo.</p>
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		<title>Renato Volpini</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:50:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nato nel 1934, urbinate di formazione e milanese di adozione, Renato Volpini ha esordito sulla scena artistica alla meta’ degli anni Sessanta, con una mostra alla Galleria Profili di Milano, e ha fatto parte dell’ambiente artistico milanese insieme ai protagonisti della Pop Art e dell’Immagine Critica che hanno caratterizzato quella stagione e che oggi viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nato nel 1934, urbinate di formazione e milanese di adozione, Renato Volpini ha esordito sulla scena artistica alla meta’ degli anni Sessanta, con una mostra alla Galleria Profili di Milano, e ha fatto parte dell’ambiente artistico milanese insieme ai protagonisti della Pop Art e dell’Immagine Critica che hanno caratterizzato quella stagione e che oggi viene sempre piu’ riproposta al pubblico e alla critica.</p>
<p>Pittore e scultore, ma anche e forse soprattutto incisore tra i maggiori dell’arte italiana del dopoguerra, Volpini ha alternato la sua attivita’ artistica con quella di stampatore a Urbino, un’attivita’ che lo ha portato a sperimentare diverse tecniche , sino a raggiungere ai risultati piu’ recenti, nei quali l’autore si avvale delle piu’ moderne tecniche di riproduzione.</p>
<p>Diplomatosi al Magistero tecnico di Urbino nel 1957, Volpini si muove dapprima in ambito informale, ma la sua prima maturita’ coincide con le ricerche di ambito figurativo degli anni sessanta, quando inventa macchine e costruzioni che si sviluppano sulla superficie e nello spazio con un andamento affabulatorio e ironico.</p>
<p>Presente gia’ alla biennale di Venezia nel 1962, partecipa anche a significative mostre collettive in Italia e all’estero, tra cui si ricorda quella alla Philadelphia Art Alliance nel 1967 insieme a Bonfanti, Cappello, Nangeroni e Scanavino.</p>
<p>Dopo un lungo periodo di silenzio, Volpini è oggi nuovamente presente con continuita’ sulla scena artistica nazionale, come dimostrano ad esempio la mostra che gli è stata dedicata da Palazzo Ducale di Urbino nel 2002, quella allo Studio Ghiglione di Genova nel 2006, la partecipazione alla mostra “Un Secolo Arte Italiana – Lo sguardo del collezionista – Opere dalla Fondazione VAF” al MART di Rovereto nel 2005 e la recente pubblicazione dei volumi monografici “Volpini anni Sessanta” e “Renato Volpini anni Sessanta…e oltre”, edizioni in tiratura limitata nelle quali l’artista presenta, a fianco delle opere storiche, i recenti ODM (opere originali-digitali-mediali) che segnano la sua produzione piu’ recente.</p>
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		<title>Alberto Sughi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:48:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alberto Sughi è nato a Cesena nel 1928. Pittore autodidatta, grazie a varie esperienze formative. Scelse con decisione la strada del realismo, nell’ambito del dibattito fra astratti e figurativi dell’immediato dopoguerra. I dipinti di Sughi rifuggono tuttavia ogni tentazione sociale; mettono piuttosto in scena momenti di vita quotidiana senza eroi. Non a caso Enrico Crispolti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Alberto Sughi è nato a Cesena nel 1928. Pittore autodidatta, grazie a varie esperienze formative. Scelse con decisione la strada del realismo, nell’ambito del dibattito fra astratti e figurativi dell’immediato dopoguerra. I dipinti di Sughi rifuggono tuttavia ogni tentazione sociale; mettono piuttosto in scena momenti di vita quotidiana senza eroi. Non a caso Enrico Crispolti nel 1956 utilizzò per lui la definizione “realismo esistenziale”.</div>
<div id="_mcePaste">La ricerca di Alberto Sughi procede, in modo quasi costante, per cicli tematici, che hanno il sapore della sequenza cinematografica. Prima le cosiddette &#8220;Pitture verdi&#8221;, dedicate al rapporto fra uomo e natura (1971-1973); poi, il ciclo &#8220;La cena&#8221; (1975-1976); agli inizi degli Anni Ottanta appartengono i venti dipinti e i quindici studi di &#8220;Immaginazione e memoria della famiglia&#8221;; dal 1985 è in corso la serie &#8220;La sera o della riflessione&#8221;. L&#8217;ultima serie di grandi dipinti, esposta nel 2000, è intitolata &#8220;Notturno&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Sughi ha partecipato a tutte le più importanti rassegne d&#8217;arte contemporanea, dalla Biennale Internazionale d&#8217;Arte di Venezia alla Quadriennale di Roma, sino alle numerose mostre che hanno proposto all’estero le vicende dell’arte italiana dagli Anni Settanta ad oggi. Musei italiani e stranieri gli hanno dedicato ampie rassegne antologiche; spiccano la Galleria d&#8217;Arte Moderna di Bologna (1977), la Galleria del Maneggio di Mosca (1978), il Museo di Castel Sant&#8217;Angelo di Roma, il Museo delle Belle Arti di Budapest e la Galleria Nazionale di Praga (1986), la Galleria Civica d&#8217;Arte Moderna di Ferrara (1988), la Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno (1990), il Museo d&#8217;Arte Assis Chateaubriand a San Paolo del Brasile (1994) e il Museo Civico di San Sepolcro (2003). Sughi ha partecipato al ciclo di mostre &#8221; La ricerca dell’identità&#8221; a Cagliari, Palermo e Ascoli Piceno (2003-2004) e alla mostra &#8220;Il Male. Esercizi di pittura crudele&#8221; alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, Torino (2005). Nel 1994, Sughi ha ricoperto la carica di Presidente dell&#8217;Ente Quadriennale Nazionale d&#8217;Arte di Roma. Nello stesso anno ha partecipato alla mostra &#8220;Il ritratto interiore&#8221;, al Museo Archeologico Regionale di Aosta. Il CSAC e l&#8217; Università di Parma gli hanno dedicato una grande mostra nel Salone delle Scuderie in Pilotta a Parma (2005-2006).</div>
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		<title>Antonio Sciacca</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:44:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Antonio Sciacca nasce a Catania il 13 maggio 1957, dove consegue i titoli accademici.
Nel 1978 è selezionato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, per la Mostra Internazionale d’Arte Moderna di Glasgow.
Si laurea con una tesi su Francis Bacon, che intervista personalmente a Londra, nello studio dell’artista.
Conosce anche Alberto Burri col quale entra in amicizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Antonio Sciacca nasce a Catania il 13 maggio 1957, dove consegue i titoli accademici.</div>
<div id="_mcePaste">Nel 1978 è selezionato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, per la Mostra Internazionale d’Arte Moderna di Glasgow.</div>
<div id="_mcePaste">Si laurea con una tesi su Francis Bacon, che intervista personalmente a Londra, nello studio dell’artista.</div>
<div id="_mcePaste">Conosce anche Alberto Burri col quale entra in amicizia e frequentazione. Sia Bacon sia Burri esprimono giudizi positivi sulle sue capacità artistiche.</div>
<div id="_mcePaste">Nel 1983 il critico d’arte Pierre Restany si reca nel suo atelier a Catania e, interessato alla ricerca pittorica che Sciacca sta conducendo sulle “Metamorfosi dell’essere umano”, elabora un testo critico intitolato “Fantasmi Familiari”.</div>
<div id="_mcePaste">Di lui negli anni ‘80 scrive Alberico Sala, critico d’arte del Corriere della Sera.</div>
<div id="_mcePaste">Negli anni ‘90 fonda a Bologna un movimento pittorico-culturale, denominato Metropolismo, che affronta tematiche sociali attuali, quali il consumismo e la Griffe come status symbol.</div>
<div id="_mcePaste">In questo movimento viene coinvolto un gruppo di artisti internazionali che espongono le proprie opere a Roma allo Spazio Flaminio, con testi critici e presenze di Omar Calabrese, Renato Minore, Alberto Abruzzese e Valerio Dehò.</div>
<div id="_mcePaste">Fra le numerose esposizioni del Metropolismo, particolarmente significativa quella di Madrid (Istituto Italiano di Cultura) del 1995, e quella di Roma (Museo</div>
<div id="_mcePaste">del Risorgimento – Vittoriano) del 2000, con la presentazione di Achille Bonito Oliva, teorizzatore del Movimento.</div>
<div id="_mcePaste">Altro storico dell’arte che segue l’artista commentando alcune sue mostre personali è Vittorio Sgarbi.</div>
<div id="_mcePaste">Sciacca ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Catania e attualmente è docente di Pittura all’Accademia d’Arte e Restauro Nike di Catania.</div>
<div id="_mcePaste">Vive e lavora tra Catania e Firenze.</div>
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		<title>Mario Schifano</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nacque ad Homs il 20 settembre 1934, nella Libia italiana, dove il padre, impiegato del ministero della Pubblica Istruzione era stato trasferito. Pochi anni dopo tornò a Roma. Si avvicinò all&#8217;arte seguendo il padre che lavorava al museo etrusco di Valle Giulia.
Ritenuto da molti l&#8217;esponente di spicco della pop art italiana (sebbene lo stesso Schifano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Nacque ad Homs il 20 settembre 1934, nella Libia italiana, dove il padre, impiegato del ministero della Pubblica Istruzione era stato trasferito. Pochi anni dopo tornò a Roma. Si avvicinò all&#8217;arte seguendo il padre che lavorava al museo etrusco di Valle Giulia.</div>
<div id="_mcePaste">Ritenuto da molti l&#8217;esponente di spicco della pop art italiana (sebbene lo stesso Schifano preferiva non essere inquadrato in alcuna corrente artistica), venne considerato l&#8217;erede di Andy Warhol.</div>
<div id="_mcePaste">Insieme ai &#8220;pittori maledetti&#8221; (Angeli, Tano Festa ecc.) rappresentò un punto fondamentale dell&#8217;arte contemporanea italiana ed europea; restano memorabili le sue esibizioni tra centinaia di allievi e appassionati con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici.</div>
<div id="_mcePaste">Moltissimi dei suoi lavori, i cosiddetti &#8220;monocromi&#8221;, presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela; l’influenza di Jasper Johns si manifestava nell’impiego di numeri o lettere isolate dell’alfabeto, ma nel modo di dipingere di Schifano possono essere rintracciate analogie con il lavoro di Robert Rauschenberg. In un quadro del 1960 si legge la parola &#8220;no&#8221; dipinta con sgocciolature di colore in grandi lettere maiuscole, come in un graffito murale.</div>
<div id="_mcePaste">Ancora oggi le opere realizzate negli anni sessanta restano di incredibile attualità. Tra le più importanti, vanno ricordate le serie dedicate ai marchi pubblicitari (Coca-Cola ed Esso in primis) alle biciclette, ai fiori (omaggi a Andy Warhol) e alla natura in genere (tra le serie più famose troviamo i &#8220;Paesaggi anemici&#8221;, le &#8220;Vedute interrotte&#8221;, &#8220;L&#8217;albero della vita&#8221;, &#8220;estinti&#8221; e i &#8220;Campi di grano&#8221;). Riguardo al marchio Esso, dobbiamo ricordare i cinque esemplari nei colori: bianco, rosso, blu, giallo, verde, tutti pezzi unici, sparsi nei musei fra Europa ed America. L&#8217;esemplare blu, unico, presumibilmente ancora in territorio italiano, venne ceduto dalla galleria Pieroni di Pescara ad una importante famiglia Piemontese.</div>
<div id="_mcePaste">Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere, e riuscì ad elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate (le &#8220;tele computerizzate&#8221;). La prolificità dell&#8217;autore, e l&#8217;apparente semplicità delle sue opere, ha portato alla creazione di un numero impressionante di falsi che hanno inondato i mercati, soprattutto dopo la sua scomparsa. Tra i primi a sperimentare innesti tra pittura e altre forme d’arte come musica, cinema, video, fotografia, l’ultimo periodo di produzione di Schifano è particolarmente segnato dai media e dalla multimedialità, interrotto soltanto da alcuni cicli più prettamente “pittorici”, in una fase di piena coscienza del proprio ruolo di artista-uomo del suo tempo.</div>
<div id="_mcePaste">Vicino alla cultura pop e all&#8217;ambiente musicale beat, sulla falsariga di Andy Warhol che aveva scoperto e prodotto i Velvet Underground, collaborò con un complesso, Le Stelle di Mario Schifano, che incise un album alla fine del 1967, con una copertina disegnata da lui stesso; inoltre disegnò copertine per altri gruppi italiani, come l&#8217;Equipe 84. Nel 1971 realizza un film documentario dal titolo Umano non umano, il quale vanta la presenza di diverse figure di spicco tra cui Adriano Aprà, Carmelo Bene, Mick Jagger, Alberto Moravia, Sandro Penna, Rada Rassimov, Keith Richards.</div>
<div id="_mcePaste">Appassionato di ciclismo, ha disegnato per due volte la maglia rosa.</div>
<div id="_mcePaste">Muore a 64 anni, nel 1998.</div>
<div id="_mcePaste">Nel Museo d&#8217;arte moderna di Gibellina, in provincia di Trapani è conservato il “Ciclo della natura “, dieci grandi tele di Mario Schifano, realizzate e donate dall&#8217;artista al paese del Belice nel 1984.</div>
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		<title>Aligi Sassu</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:28:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La formazione
Nato a Milano nel 1912, Sassu ebbe una carriera artistica estremamente precoce: già nel 1927 esponeva in una mostra futurista alla Galleria Pesaro di Milano, mentre l&#8217;anno seguente sarebbe stato presente, a soli sedici anni, alla Biennale di Venezia.
Il suo modello era allora Boccioni, ma guardava anche alla pittura di Gaetano Previati, a Carlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La formazione</strong></p>
<div id="_mcePaste">Nato a Milano nel 1912, Sassu ebbe una carriera artistica estremamente precoce: già nel 1927 esponeva in una mostra futurista alla Galleria Pesaro di Milano, mentre l&#8217;anno seguente sarebbe stato presente, a soli sedici anni, alla Biennale di Venezia.</div>
<div id="_mcePaste">Il suo modello era allora Boccioni, ma guardava anche alla pittura di Gaetano Previati, a Carlo Carrà, che era amico del padre, e al costruttivista Giandante X. Attraverso riproduzioni conosceva l&#8217;opera di Picasso e di Cézanne; ulteriori occasioni importanti per la sua formazione, oltre alle visite alla Pinacoteca di Brera, furono le manifestazioni dell&#8217;avanguardia futurista, dagli spettacoli di &#8220;intonarumori&#8221; di Luigi Russolo alle pantomime di Enrico Prampolini.</div>
<div id="_mcePaste">Con Bruno Munari firma nel 1928 il Manifesto della pittura &#8220;dinamismo e riforma muscolare&#8221; nel quale teorizza la ricerca, in arte, di forme dinamiche nuove e antinaturalistiche.</div>
<p><strong>Il futurismo</strong></p>
<p>I lavori eseguiti tra il 1927 e il 1929 sono per lo più di piccole dimensioni. Spiccano alcuni pezzi di maggiore impegno, in primo luogo i due dipinti mandati a Venezia, caratterizzati da una pittura tenue, opposta ai colori piatti della pittura futurista della nuova generazione.</p>
<p><strong>Il primitivismo</strong></p>
<p>La sua prima mostra milanese importante – con Candido Grassi, Giacomo Manzù, Giuseppe Occhetti, Gino Pancheri e Nino Strada – ebbe luogo nel 1930 alla Galleria Milano diretta da Barbaroux. Oltre che con Manzù, strinse allora amicizia con Renato Birolli e Fiorenzo Tomea, con i quali cominciò a delinearsi la fondazione di un gruppo.</p>
<p>Il futurismo era ormai superato e Sassu, come i suoi compagni, si avvicinava al &#8220;gusto dei primitivi&#8221;, a uno stile arcaico, con i suoi nuovi disegni e dipinti di paesaggio e di figura incentrati sul tema della città e delle sue moderne periferie industriali. La linea del modernismo affiorava anche nel suo primo dipinto di soggetto sacro, un&#8217;Ultima cena attualizzata e ambientata oggi, proprio in una periferia industriale.</p>
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		<title>Massimo Sansavini</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimo Sansavini nasce a Forlì l&#8217;8 luglio 1961.
Si è diplomato presso il liceo artistico &#8220;P. L. Nervi&#8221; e successivamente all&#8217;Istituto per il Mosaico &#8220;G. Severini&#8221; di Ravenna e all&#8217;Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Le sue basi artistiche si vennero a formare agli inizi degli anni ottanta, attraverso lo studio, la ricerca e l&#8217;esperienza personale, rivolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Massimo Sansavini nasce a Forlì l&#8217;8 luglio 1961.</div>
<div>Si è diplomato presso il liceo artistico &#8220;P. L. Nervi&#8221; e successivamente all&#8217;Istituto per il Mosaico &#8220;G. Severini&#8221; di Ravenna e all&#8217;Accademia di Belle Arti di Ravenna.</div>
<div id="_mcePaste">Le sue basi artistiche si vennero a formare agli inizi degli anni ottanta, attraverso lo studio, la ricerca e l&#8217;esperienza personale, rivolta alla conoscenza e all&#8217;utilizzo del legno associato a lacche e resine industriali.</div>
<div id="_mcePaste">Iniziò la sua ricerca artistica partendo dall&#8217;uso del mosaico. Seguì le lezioni di Gori, Torresi, Spadoni, Cardi e Violetta, ai quali fece riferimento per i lavori iniziali.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;uso del legno come tassello di mosaico è un chiaro riferimento alla tradizione ravennate ma anche a maestri del passato quali Giacomo Balla, Fortunato Depero, Baj e Munari.</div>
<div id="_mcePaste">Numerose le esposizioni che lo hanno portato all&#8217;estero in vari musei. Dal 1999 soggiornò per tre anni in Brasile ed espose al Museu brasilero da Escultura, al Museu nacional da Belas Artes e al Museu da ciencia e da tecnicas di Porto Alegre.</div>
<div id="_mcePaste">In Italia venne inserito nella mostra &#8220;Da Picasso a Botero&#8221;, esposta nel 2004 al Museo civico di Arezzo e curata da Vittorio Sgarbi. Nel 2006 il Ministro degli Esteri promosse una sua esposizione itinerante presso gli Istituti italiani di cultura in Germania ad Amburgo, Wolfsburg, Berlino[2]. Le esposizioni tedesche, dal titolo Neverland, furono accompagnate da un catalogo stampato da Gangemi Editore [1] con le presentazioni dei critici Maurizio Sciaccaluga, Maurizio Vanni e Francesco Gallo.</div>
<div id="_mcePaste">A partire dalla stagione televisiva 2004/05 Sansavini collabora con i programmi In famiglia e Piazza Grande, diretti per Raidue dal regista Michele Guardì. Si è occupato di moda e design, fornendo i propri disegni per la realizzazione della collezione di moda Primavera Estate Donna per la Maison Enrico Coveri presentati nel settembre 2008 alla settimana della moda di Milano, con gli stessi disegni sono stati realizzati complementi e mobili imbottiti presentati in occasione del Salone del Mobile di Milano nel 2009, nello stesso anno è stato inserito nella mostra celebrativa sul Fururismo &#8220;Futurismo nel suo centenario la continuità&#8221; realizzata a Cavallino (LE) presso la Galleria del Palazzo Ducale a cura di Luigi Tallarico, catalogo Congedo Editore, e nella mostra A+B+C/= F Futurismo presentata da Philippe Daverio e curata da Sabrina Raffaghello e Roberto Borghi catalogo edizioni gli Alberi.</div>
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		<title>Loredana Raciti</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Loredana Raciti, un&#8217;artista poliedrica, attenta ad un percorso artistico con ricerche e sperimentazioni in piu&#8217; direzioni unendo molte volte arte e tecnologia, un&#8217;ideale che rivolge lo sguardo anche alle citta&#8217; del futuro, piu&#8217; funzionali e nel rispetto dell&#8217;ambiente.
Segno zodiacale &#8211; Cancro
Stelium &#8211; Leone
Ascendente &#8211; Bilancia
Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan da madre di origini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Loredana Raciti, un&#8217;artista poliedrica, attenta ad un percorso artistico con ricerche e sperimentazioni in piu&#8217; direzioni unendo molte volte arte e tecnologia, un&#8217;ideale che rivolge lo sguardo anche alle citta&#8217; del futuro, piu&#8217; funzionali e nel rispetto dell&#8217;ambiente.</div>
<div id="_mcePaste">Segno zodiacale &#8211; Cancro</div>
<div id="_mcePaste">Stelium &#8211; Leone</div>
<div id="_mcePaste">Ascendente &#8211; Bilancia</div>
<div id="_mcePaste">Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan da madre di origini montenegrine, nata ad Alessandria d&#8217;Egitto e da padre Italiano.</div>
<div id="_mcePaste">2000</div>
<div id="_mcePaste">Dopo gli studi, inizia un percorso lavorativo che la portera&#8217; ad entrare nel movimento artistico &#8220;Metropolismo&#8221;, esponendo suoi lavori al &#8220;Complesso Vittoriano&#8221; a Roma.</div>
<div id="_mcePaste">Inizia cosi&#8217; il suo percorso artistico istituzionale che la portera&#8217; ad esporre nei piu&#8217; importanti Musei italiani di fama internazionale, ed in importanti gallerie d&#8217;arte europee.</div>
<div id="_mcePaste">2003</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;apice coloristico e la pienezza delle forme travolgenti si esprimono nella mostra alla &#8220;Peggy Guggenheim Collection&#8221; di Venezia.</div>
<div id="_mcePaste">2005/06</div>
<div id="_mcePaste">La presenza dell&#8217;artista al Teatro Nazionale dell&#8217;Opera di Bucarest e al &#8220;MART di Rovereto&#8221; nella Grande Mostra &#8221; La danza delle Avanguardie&#8221;, confermano la definitiva internazionalita&#8217; di Loredana Raciti.</div>
<div id="_mcePaste">2007</div>
<div id="_mcePaste">Partecipa alla Biennale di Venezia, nell&#8217;ambito degli eventi collaterali della 52. Esposizione Internazionale d&#8217;Arte, con una grande installazione, &#8220;La Stanza dell&#8217;Artista&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">2008</div>
<div id="_mcePaste">Prosegue il suo percorso internazionale esponendo, in occasione della Festa Nazionale del 2 Giugno, con il Patrocinio dell&#8217;Ambasciata Italiana in Kuwait, l&#8217;Istituto del Commercio Estero (ICE), Made in Italy at the Avenues Mall, organizzata dalla F.A.C.I., Kuwait City.</div>
<div id="_mcePaste">2008</div>
<div id="_mcePaste">Partecipa alla collettiva Ti Riciclo/ L&#8217;Arte rende Sacro, storie di plastica, carta, alluminio e vetro, presso Chiesa Romanica di San Francesco, Capranica (VT), itinerante a Londra, presso Gallery Sharpcut Visual International ArtProject, Londra, Inghilterra.</div>
<div id="_mcePaste">2008</div>
<div id="_mcePaste">Mostra personale, in Luglio, Orchesse Metropolitane, presso Contemporary Art in Stark, Berlino, Germania, itinerante a Parigi presso Selective Art Gallery Paris in collaborazione con la Galleria EmmeOtto Roma, Parigi, Francia.</div>
<div id="_mcePaste">2008</div>
<div id="_mcePaste">Accademia Belle Arti, Maestri di Brera, Regione Lombardia, Museo Nazionale Lui Hausu Museum of Modern Art, Shanghai.</div>
<div id="_mcePaste">2009</div>
<div id="_mcePaste">Spazio Gucciardini con il patrocinio del Comune e della provincia di Milano, settore Beni Culturali Arti Visive e Musei, Milano.</div>
<div id="_mcePaste">Molti critici e i curatori  hanno scritto su Loredana Raciti, tra cui: E. Krumm, A. Bonito Oliva, O. Calabrese, V. Deho&#8217;, R. Minore, V. Apuleo, L. Pratesi, F. Sozzani, C. Strinati.</div>
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		<title>Antonio Pedretti</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nasce il 2 febbraio 1950 a Gavirate in provincia di Varese. La sua formazione avviene, dapprima, alla scuola di pittura del Castello Sforzesco e poi all&#8217;Accademia di Brera che abbandona nel 1972. Nel frattempo, all&#8217;età di sedici anni, ha già allestito la sua prima personale alla Galleria Ca&#8217; Vegia di Varese con opere dipinte a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Nasce il 2 febbraio 1950 a Gavirate in provincia di Varese. La sua formazione avviene, dapprima, alla scuola di pittura del Castello Sforzesco e poi all&#8217;Accademia di Brera che abbandona nel 1972. Nel frattempo, all&#8217;età di sedici anni, ha già allestito la sua prima personale alla Galleria Ca&#8217; Vegia di Varese con opere dipinte a spatola in cui erano rappresentati, con un certo sentimentalismo e una pregevole, precoce abilità tecnica, paesaggi, casolari, fiori, alberi, acque stagnanti.</div>
<div id="_mcePaste">Soggetto quest&#8217;ultimo che resterà una costante all&#8217;interno del percorso dell&#8217;artista, nato sulle rive del lago e dunque intimamente legato a questo genere di paesaggio naturale.</div>
<div id="_mcePaste">Dopo aver partecipato ad alcune collettive, fra le quali ricordiamo il Premio Nazionale Varese Arte, ordina nel 1970 una seconda personale alla Galleria Ghiggini di Varese con alcuni nudi che ricordano certe dolcezze segniche di un De Pisis o un Bonnard, e con una serie di paesaggi dedicati alla Sicilia. Scrive Gian Franco Maffina in catalogo: &#8216;Egli ancora con gli occhi pieni di umide tenerezze di questa terra lombarda si sarà trovato certamente attonito di fronte alla violenta bellezza del nostro Sud, alla luce accecante dei suoi muri riarsi da un sole implacabile e dalla salsedine marina, alle sue spiaggie abbacinanti, al suo mare increspato dal caldo vento d&#8217;Africa e lo si avverte questo suo turbamento quasi attonito in queste sue borgate costiere dove il silenzio è rotto solo dallo scalpire di un asinello o dal richiamo da nenia orientale del venditore ambulante&#8217;. Due anni dopo espone alla Galerie L&#8217;Angle aigu di Bruxelles ottenendo un lusinghiero successo di critica sulla stampa belga. Lo presenta Renato Guttuso: &#8216;Caro Pedretti, benché tu sia molto giovane, il tuo lavoro offre già alcuni elementi sicuri per giudicare delle tue doti non comuni. Non si può non essere colpiti dalla sicurezza con cui il tuo segno, le tue note di colore definiscono un paesaggio, una figura, un intero nei suoi tratti essenziali; del piglio con cui il tuo disegno ha la capacità di penetrare la forma, ad indagarla con precisione, senza cadere nell&#8217;analisi minuziosamente accademica. Oggi il tuo lavoro si trova ad un punto assai serio, e mi pare che i tuoi dipinti recenti contengano elementi nuovi rispetto alla felicità e facilità delle tue precedenti pitture. C&#8217;è la coscienza di un impegno nuovo e di nuove difficoltà. E&#8217; la premessa di un balzo in avanti&#8217;.</div>
<div id="_mcePaste">A questo punto, dopo una mostra alla Galleria Ghiggini di carattere riassuntivo, inizia per l&#8217;artista una pausa riflessione, un periodo di ripensamento durante il quale si ritira dall&#8217;attività pubblica per una silenziosa e pensosa opera di ricerca, rivede le esperienze artistiche finora vissute e le rimette in discussione.</div>
<div id="_mcePaste">I primi risultati di questa appartata fase di sperimentazione sono una serie di paesaggi immaginari composti solo di onde marine e di vaganti nubi e fissati in atmosfere sospese percorse di vivida luce. E&#8217; il gesto, alla maniera di Pollock, ad assumere importanza in queste opere della seconda metà degli anni &#8216;70, un gesto ampio e disteso che consente alla materia pittorica di espandersi e corrugarsi, di brillare in vividi colori e di disegnare trame allusive. Dipinge queste immagini &#8216;informali&#8217; su fogli di pvc o di plexiglass e le rinchiude all&#8217;interno degli stessi stratificando i materiali ed utilizzando anche delle resine. Viana Conti nella presentazione della mostra Ceneri a reazione, tenutasi nel 1982 al Luogo di Gauss di Milano, vede in queste scelte un punto di avvio: &#8216;Il pittore, dopo essersi scatenato nelle grandi dimensioni e dopo aver dimostrato di poter invadere il mondo, ritesse uno spazio di gioco e di analisi e ricomincia a parlare dietro un velo. La soglia al di là della quale ripete i suoi gesti pittorici è quella della trasparenza di una lastra di plexiglass. Ma quella lastra è lì per creare una distanza, per funzionare ancora come una finestra, un punto focale dello sguardo. La libertà dell&#8217;artista, nelle sue opere recenti, non è cercata nell&#8217;estensione massima delle braccia, nell&#8217;urlo a voce spiegata, ma in una successione di piccoli gesti e di modulazioni della voce. Quel pensiero del limite che prima diventava angosciante, ridiventa per questo artista praticabile, quando addirittura non è una condizione per dare continuità al discorso arte. L&#8217;idea di frammento, liberandosi di una connotazione rovinosa ricrea una condizione di partenza per la costruzione non più del monumento del passato, ma di un documento presente.</div>
<div id="_mcePaste">Nel lavoro di Pedretti è recuperabile un ricordo di matrice informale, che nel tempo si è svuotato di significati e di valori, trovando nella frequentazione della materia&#8217; e dei colori&#8230; pulsioni magiche e ludiche&#8217;.</div>
<div id="_mcePaste">Per Marco Meneguzzo, invece, con queste opere l&#8217;artista si pone sul confine oltre il quale la pittura invade altri territori: &#8216;E&#8217; indubbio che la pittura di Pedretti sia pittura di paesaggio &#8211; e quanto egli debba a certo naturalismo lombardo non viene certo nascosto-; il fatto oggi sorprendente è piuttosto che questo paesaggio vuol essere paesaggio di natura e non, ancora una volta, paesaggio d&#8217;arte. Non è dunque la sua operazione &#8216;manieristica&#8217; per quanto oggi si possa sfuggire al manierismo -che mutua la propria ragion d&#8217;essere soltanto dall&#8217;arte. Posizione rischiosa da sostenere, ma audace e, paradossalmente, nuova: come se una positiva fiducia in se stessi e nei mezzi della pittura potesse aver la forza eversiva di ribaltare tendenze e direzioni, che mostrano sì qualche sintomo di stanchezza, ma che tuttora sembrano senza alternativa. Non l&#8217;attraversamento delle immagini e della storia dell&#8217;arte, non l&#8217;analisi e il tormento degli strumenti ultimi della pittura, ma un referente antico e nuovo al contempo, un tentativo di rivitalizzare e di riannodare i fili forse non totalmente recisi con certa tradizione, specialmente d&#8217;impianto romantico. Le trasparenze che Pedretti raggiunge attraverso ripetute colate di resina e di pittura sono trasparenze che possono ricordare persino i cieli tiepoleschi, ma anche un cielo lombardo &#8216;così bello quando è bello&#8217;. Un&#8217;altro naturalismo? La questione è vecchia come la pittura&#8230;&#8217; (presentazione al catalogo della mostra personale al Luogo di Gauss, Milano, 1983).</div>
<div id="_mcePaste">Ed in effetti la questione del naturalismo in Pedretti è centrale come dimostrano i suoi esiti ulteriori.</div>
<div id="_mcePaste">Difatti, abbandonate, a partire dalla metà degli anni &#8216;80, le velleità delle avanguardie contemporanee, ritorna in una certa misura a quel senso della natura delle origini, a liriche evocazioni paesistiche, memori però della gestualità informale e soprattutto della lezione di tre grandi maestri del genere:</div>
<div id="_mcePaste">Constable, Segantini e Morlotti. Dei primi due ritroviamo nelle immagini di Pedretti il sapiente uso delle scansioni cromatiche e la grande capacità di strutturare l&#8217;insieme per giochi chiaroscurali; del terzo, appare evidente il rapporto -diremmo- terragno con la materia, la quale sempre tende più a solidificarsi e ad acquistare spessore. Indubbiamente queste sono solo referenze culturali, le solide basi su cui poggiano le costruzioni pittoriche di Pedretti il quale si affida a sensazioni visive, ma soprattutto ricrea in studio sul filo della memoria visioni che già sono depositate nel suo immaginario fin dall&#8217;infanzia, che affiorano e si accumulano ad ogni esperienza. E, se dapprima rendeva delle ampie panoramiche dei paesaggi lacustri, delle erbe di palude e dei canneti, ora pare immergervisi, in un rito quasi di sapore simbolico, per evidenziare un dettaglio, per isolare un particolare, per mettere a fuoco uno stelo o un fiore o un intero cespuglio.</div>
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